Recensione Project Cars

Recensione Project Cars

È finalmente giunto il momento di tirare le somme sul lungamente atteso progetto di Slighly Mad Studios. Project Cars è una delle simulazioni di guida più rigorose oggi in commercio, capace di offrire un'esperienza di guida gradevole sia al giocatore meno esperto che al giocatore che si aspetta il massimo livello di sfida nel padroneggiare il veicolo e nella sua configurazione. Allo stesso tempo offre una carriera longeva e divertente come accade per i giochi rivolti al pubblico delle console, come Forza e Gran Turismo.

Ecco come è andata secondo il sottoscritto. Slighly Mad Studios nel 2009 viene contattata da Electronic Arts per preparare il successivo capitolo di Need for Speed. Il team britannico, capitanato da una figura chiave per le simulazioni di guida, avendo già lavorato su GTR e GT Legends, ovvero Ian Bell, si preoccupò di creare soprattutto un prodotto fedele. Ma, evidentemente, non è ciò che cercava EA, che ovviamente andava verso un approccio più immediato e arcade.

Quel gioco, e parliamo di Need for Speed Shift ovviamente, però offriva comunque un livello di fluidità e di fedeltà notevole, perlomeno in alcuni aspetti. Personalmente mi sono rimaste impresse soprattutto le gare in notturna, proprio perché le auto si muovevano in maniera aggressiva e realistica, mentre le varie luci coinvolte corroboravano grandemente il coinvolgimento e la sensazione di essere lì. Ma probabilmente EA forzò SMS a creare uno strano modello di guida, in cui le auto sbandavano in maniera eccessiva e innaturale, costringendo i giocatori a controllare frequentemente il veicolo, addirittura anche sul dritto.

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